DON PIO E DON TOMMASO SANCHINI:
I SACERDOTI DELLA MADONNA

 

I fratelli Don Pio (foto a sinistra) e Don Tommaso (foto a destra) Sanchini provenivano da una famiglia profondamente cristiana abitante a Cerreto, frazione di Saludecio. Erano cinque fratelli dei quali ben quattro dediti al divino servizio: Don Ciro, parroco a Castelvecchio di Savignano, Mons. Giustino, Vescovo di Fano, Don Pio e Don Tommaso, Rettori prima al Santuario di Montegridolfo, poi a Bonora. L'altro fratello, di nome Lazzaro, ottimo padre di famiglia, fu trucidato da un capitano tedesco delle S.S. nel 1944 per salvare l'onore della nipote.

Fin dal loro arrivo, uno solo fu il loro più vivo desiderio: Promuovere con tutte le forze dell'anima l'amore e la devozione a questa dolce immagine. Quando nel lontano 1913 i due giovani sacerdoti sono arrivati alla Cella, tutto era in stato di abbandono. L'immagine della Madonna e del Bambino erano coperte da un'asse grezza con due buchi rotondo che lasciavano intravedere solo i due volti. La stanza attigua, era la stalla e, confusi tra la paglia c'erano gli ex voto, le stampelle, i busti...

Con grande dedizione diedero subito inizio ai lavori. Per primo fu abbattuta la vecchia casa colonica che impediva la veduta di insieme del Santuario e fu ricostruita dal lato opposto dov'è situata ancora oggi. Lungo il percorso, dal paese al Santuario, furono erette delle Cellette coi Misteri del S.Rosario. A fianco della chiesa fu edificata la grande sala del pellegrino, perché trovasse anche ristoro dopo il lungo cammino. Si adattò un piccolo appartamento per ospitare le autorità ecclesiastiche in visita al Santuario. Ma, la vera trasformazione, la troviamo all'interno della Chiesa. Tutti i lavori in legno, compresa la bella cornice della Vergine, l'agnello, i gigli in oro ed in colore sono stati intagliati dai due fratelli nei lunghi e silenziosi inverni.

Il dipinto che raffigura l'eremita Bonora sopra la porta d'ingresso laterale e il bel notturno che orna lo sfondo del Presepio sono opera del pittore Brici di Rimini e le statuine sono scolpite in legno dai maestri della Val Gardena. Il pittore Maltoni di Ancona ha affrescato la cupola con angeli, roseti, gigli e colombe su fondo dorato. Gli angeli in basso-rilievo con cartigli e quelli che reggono la croce sulla cimasa dell'ancona sono opera di insigni scultori. La tela centrale del soffitto, che ricorda l'incoronazione della Vergine nel 1926, raffigura alcuni dei presenti all'evento: il Vescovo di Rimini Mons. Scozzoli, don Pio e don Tommaso, il loro fratello Vescovo Mons. Giustino, la nipote Innocenza Sanchini, il Cardinale La Fontaine, il Parroco di S. Felice, don Palmerini, la fedele Perpetua e altri personaggi.

A questo periodo risalgono i sei dipinti che fiancheggiano la navata centrale, che ricordano episodi della vita della Vergine e il bel soffitto a cassettoni con ore e stucchi su fondo azzurro, ad opera dell'artista urbinate soprannominato Menelic.

La preghiera alla Vergine di Bonora, che ancora oggi i fedeli recitano con devota implorazione, è stata scritta dai fratelli Sanchini, così come l'inno composto da don Pio e musicato da don Tommaso.

Queste sono le parole scritte da uno di loro nel ricordino del cinquantesimo di sacerdozio:
"Ho voluto per te una Dimora bella nella quale la Madre Tua particolarmente dispensa la Grazia Redentrice. Tu, o Gesù prepara, la celeste eterna Dimora al servo Tuo che è a sera di sua giornata spesa tutta ad accogliere quelli che a Te chiama la Madre della Divina Grazia di Bonora".

I loro resti mortali riposano oggi, per loro espressa volontà, all'interno del Santuario, e sono stati traslati il 27 Maggio 2001 con una solenne cerimonia presieduta dal Vescovo di Rimini Mons. Mariano De Nicolò.


Anna Luisa Barbieri
nipote dei fratelli Sanchini








 
 


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